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© 2019 Balason  T 0612960641 Mail balason.asso@gmail.com 
illustration © Rodolphe Delaruelle  photos © Daniel Maunoury

Cecino e il bue

Una donna faceva cuocere dei ceci. Passò una povera e ne chiese una scodella in elemosina.
- Se li do a voi, non li mangio io! disse la donna.
Allora la povera le gridò contro: - Che tutti i ceci nella pentola vi diventino figli! - e se ne andò.Il fuoco si spense e dalla pentola, come ceci che bollono, saltarono fuori cento bambini, piccoli come chicchi di cece e cominciarono a gridare: - Mamma ho fame! Mamma ho sete! Mamma prendimi in collo! - e a spargersi per i cassetti, i fornelli, i barattoli.
La donna, spaventata, comincia a prendere questi esserini, a ficcarli nel mortaio e a schiacciarli col pestello come per farne la purea di ceci. Quando credette d'averlí ammazzatí tutti, si mise a preparare il mangiare per il marito.
Ma pensando a quel che aveva fatto, le venne da piangere, e diceva: - Oh, ne avessi lasciato in vita almeno uno; ora mi aiuterebbe, e potrebbe portare da mangiare a suo padre in bottega !

 

 

Allora si sentì una vocina che diceva: - Mamma, non piangete, ci sono ancora io !

Era uno dei figliolini, che s'era nascosto dietro il manico della brocca e s'era salvato.

La donna fu tutta felice: - Oh, caro, vieni fuori, come ti chiami?

Cecino, - disse il bambino scivolando giú per la brocca e mettendosi in piedi sul tavolo.

-Bravo il mio Cecino! - disse la donna, - ora devi andare in bottega a portare da mangiare al babbo -.

Preparò il paniere e lo mise in testa a Cecino.Cecino cominciò ad andare e si vedeva solo il paniere che sembrava camminasse da solo.
Domandò la strada a un paio di persone e tutti prendevano spavento perché credevano che fosse un paniere che parlava.

Cosí arrivò alla bottega e chiamò: - Babbo, o babbo! Vieni: ti porto da mangiare.Suo padre pensò: " Chi è che mi chiama? Io non ho mai avuto figlioli! "
Uscì e vide il paniere e di sotto al paniere veniva una vocina:  - Babbo, alza il paniere che mi vedrai. Sono tuo figlio Cecino, nato stamattina.
L'alzò e vide Cecino. - Bravo, Cecino! - disse il babbo, che faceva il magnano, - ora verrai con me che devo fare un giro perle case dei contadini per sentire se hanno qualcosa di rotto da accòmodare.
Cosí il babbo si mise in tasca Cecino e andarono. Per la strada non facevano che chiacchierare e la gente vedeva l'uomo che pareva parlasse da solo, e pareva fosse matto.Chiedeva nelle case: - Avete nulla da stagnare?
- Si, ne avremmo della roba, - gli risposero, - ma a voi non la diamo perché siete matto.
- Come matto? Io sono piú savio di voi! Cosa dite?>Diciamo che per la strada non fate che parlare da solo.Macché solo. Discorrevo con mio figlio.dove - L'avete questo figlio?tasca.Ecco: cosa dicevamo? Siete matto.
- Be', ve lo farò vedere, - e tirò fuori Cecino a cavallo d'un suo dito.-Oh, che bel figliolo! Mettetelo a lavorare da noi, che gli facciamo far la guardia al bue.-

Ci staresti, Cecino?

- lo sí.

- E allora, ti lascio qui e passerò a riprenderti stasera.Cecíno fu messo a cavallo d'un corno del bue e pareva che il bue fosse solo, li per la campagna. Passarono due ladri e visto il bue incustodito lo vollero rubare.

Ma Cecino si mise a gridare: - Padrone! Vieni, padrone!

Corse il contadino e i ladri gli chiesero: - Buon uomo, da dove viene questa voce?

- Ah, - disse il padrone. È Cecino. Non lo vedete? È li su un corno del bue.

I ladri guardarono Cecino e dissero al contadino: - Se ce lo cedete per qualche giorno vi faremo diventare ricco, - e il contadino lo lasciò andare coi ladri.Con Cecino in tasca, i ladri andarono alla stalla del Re per rubare cavalli. La stalla era chiusa, ma Cecino passò per il buco della serratura, apri, andò a slegare i cavalli e corse via con loro nascosto nell'orecchio d'un cavallo. I ladri erano fuori ad aspettarlo, montarono sui cavalli e galopparono via a casa.Arrivati a casa dissero a Cecino: - Senti, noi siamo stanchi e andiamo a dormire. Da' tu la biada ai cavalli.Cecino cominciò a mettere le museruole ai cavalli, ma cascava dal sonno e finí per addormentarsi in una museruola. Il cavallo non s'accorse di lui e lo mangiò insieme alla biada.Iladri, non vedendolo piú tornare, scesero a cercarlo nella stalla.
- Cecino, dove sei?
- Sono qui, - rispose una vocina, - sono in pancia a un cavallo!

- Quale cavallo?Questo qui!I ladri sbuzzarono un cavallo, ma non lo trovarono.

- Non è questo. In che cavallo sei?- In questo! - e i ladri ne sbuzzarono un altro.

Cosí continuarono a sbuzzare un cavallo dopo l'altro finché non li ebbero ammazzati tutti, ma Cecino non l'avevano trovato. S'erano stancati e dissero:

- Peccato! l'abbiamo perso! E dire che ci faceva tanto comodo! E per di píú abbiamo perso tutti i cavalli !
Presero le carogne, le buttarono in un prato e andarono a dormire.Passò un lupo affamato, vide i cavalli sbuzzati e ne fece una scorpacciata. Cecino era ancora là nascosto nella pancia d'un cavallo e il lupo lo ingoiò. Così se ne stette nella pancia del lupo e quando al lupo tornò fame e si avvicinò a una capra legata in un campo, Cecino di là dentro si mise a gridare: - Al lupo, al lupo! - finché venne il padrone della capra e fece scappare il lupo.Il lupo disse: " Come mai faccio queste voci? devo aver la pancia piena d'aria! ", e cominciò a cercare di buttar fuori l'aria per di dietro." Be', adesso non l'avrò píú, - pensò. - Andrò a mangiare una pecora".Ma quando fu vicino alla stalla della pecora, Cecino dalla sua pancia ricominciò a gridare: - Al lupo! Al lupo! - finché non si svegliò il padrone della pecora.Il lupo era preoccupato. " Ci ho ancora quest'aria nella pancia che mi fa fare questi rumori ", e ricominciò a cercare di buttarla fuori. Spara fuori aria, una volta, due volte, alla terza saltò fuori anche Cecino e si nascose in un cespuglio. Il lupo, sentendosi líberato, tornò verso le stalle.Passarono tre ladri e si misero a contare i denari rubati. Uno dei ladri cominciò: - Uno due tre quattro cinque... - E Cecino, dal cespuglio gli faceva il verso: - Uno due tre quattro cinque...Il ladro disse ai compagni: - State zitti che mi confondete. Chi dice una parola l'ammazzo -. Poi riprese a contare: - Uno due tre quattro cinque...E Cecino: - Uno due tre quattro cinque...-Ah, non vuoi star zitto? - dice il ladro a uno dei compagni. - Ora t'ammazzo!E l'ammazza. E all'altro: - Tu se vuoi fare la stessa fine sai come hai da fare... - E ricomincia: - Uno due tre' quattro cinque...E Cecíno ripete: - Uno due tre quattro cinque...-.Non sono io che parlo, - disse l'altro ladro, - ti giuro, non sono lo...-Credi di far lo stupido con me! Io t'ammazzo! - E l'ammazzò. - Ora sono solo, - si disse, - potrò contare i denari in pace e tenermeli tutti per me. Uno due tre quattro cinque...E Cecino: - Uno due tre quattro cinque...Al ladro si rizzarono i capelli sulla testa: - Qui c'è qualcuno nascosto. È meglio che scappi -. Scappò e lasciò li i denari.Cecino col sacco dei denari in testa se ne andò a casa e bussò. Sua madre apri e vide solo il sacco di denari. - È, Cecíno! - disse. Alzò il sacco e sotto c'era suo figlio e l'abbracciò.(Firenze).

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